Ciao Dario.



Ciao Dario.

Quando ho aperto l’email di Cacao, la newsletter di Jacopo Fo, ho visto queste parole. Le uniche parole.

Ciao Dario.

Jacopo ha deciso di condividere così, in maniera semplice e spontanea, la notizia della dipartita di suo padre, Dario Fo.

Ci penso, ma è davvero difficile poter aggiungere un commento che abbia senso. Succede ogni volta che va via un grandissimo “Maestro” che non ha avuto eguali in questa nostra Italia. Sono convinto che sarà lunghissimo il tempo di attesa per riscoprire un nuovo maestro. Di certo però, possiamo riempirlo difendendo e valorizzando l’eredità artistica che ha lasciato ad ognuno di noi.

Di lui restano di sicuro le innumerevoli opere teatrali, di letteratura e di arte, ma soprattutto l’esempio artistico e morale di un uomo dalla saggezza sempre attuale.

Ciao  Dario.

Ti saluto anche io. Grazie per i sorrisi e le riflessioni. Ci hai insegnato tanto, mi hai insegnato tanto… e prometto che proverò a lottare per rispettare la tua arte: l’arte del “giullare”.

 

Dario Fo

 

Segue il comunicato stampa inviato da Cacao 

Milano, 13 ottobre 2016

Il Maestro Dario Fo si è spento oggi 13 ottobre 2016 presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Il nostro Paese e il mondo intero perdono oggi un artista che per tutta la vita si è battuto contro l’affermazione secondo cui “la cultura dominante è quella della classe dominante”. Attraverso la sua intera opera Dario Fo ha lavorato affinché le classi sociali che da secoli erano state costrette nell’ignoranza prendessero coscienza del fatto che è il popolo a essere depositario delle radici della propria cultura.
Per questo suo impegno nel 1997 gli è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
Insieme all’adorata compagna Franca Rame ebbe il coraggio di allontanarsi dai circuiti teatrali ufficiali, che lui amava definire “teatro borghese”, per portare i loro spettacoli in luoghi non convenzionali come fabbriche occupate, piazze, case del popolo e carceri.
Quando si appassionava a una storia e a un personaggio per prima cosa conduceva un’inchiesta approfondita, per imparare lui stesso in modo da poter trasmettere agli altri. La sua figura si distingue in questo, Dario Fo non ha mai avuto bisogno dell’etichetta di “intellettuale”, perché l’idea di cultura per la quale si è battuto non è né accademica né elitaria. I suoi lavori nascono dalla cultura popolare per essere restituiti al popolo.
Il suo modo di concepire la narrazione non era mai limitato, ma si allargava a tutte le forme artistiche cui amava attingere. Nel momento in cui scriveva una storia all’istante la vedeva, vedeva i personaggi, i volti, le scene, e li raffigurava sulla tela, per poi portarli sul palco, trascinando il suo pubblico in una straordinaria scatola magica.

Tutta la compagnia teatrale e la famiglia ringraziano per l’affetto ricevuto in queste ore.

 

 

 

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